26-09-2020

COME SOPRAVVIVERE ALL'AZIENDA DI FAMIGLIA

Famiglia e azienda, croce e delizia

Qualcuno invidia chi si è trovato l'azienda di famiglia, rispetto alla fatica di doverne creare una da zero, soprattutto chi è cresciuto in una cultura familiare nella quale "lo stipendio fisso" e magari "il lavoro in banca" la fanno da padroni.

 

Bhè diciamo che la vita dei figli di imprenditori non è affatto tutta rose e fiori.

 

Nei nostri mastermind spesso ci sono seconde o terze generazioni di imprenditori, spesso vengono fratelli-soci e che si sono trovati al timone dell'azienda di famiglia non sempre per scelta.

Qualcuno dice che chi nasce figlio di imprenditore ha la via più facile sia a livello esecutivo che di mindset, io non sono d'accordo con questo. Quello che vedo è che hanno una propensione al rischio e all'incertezza più alta di chi magari ha iniziato la carriera lavorativa come dipendente o chi appunto ha intorno persone che gli dicono che è un pazzo a fare impresa ma dall'altra parte hanno un peso emotivo decisamente più alto e questo dipende a mio avviso da una serie di fattori:

 

1) La reputazione

Che si tratti di un'azienda di successo o di una realtà da rimettere in careggiata, la reputazione e la storia personale dell'imprenditore precedente sono una variabile che entra in campo in quasi tutte le relazioni interne ed esterne.

Quando parti con una nuova realtà, una start-up, hai una reputazione ed una storia da costruire, quando invece hai un'azienda di famiglia, parti con una reputazione e una serie di aspettative da rispettare che in un certo senso mettono dei limiti al tuo margine di manovra.

Questo implica non solo aspettative su "come dovresti essere" ma anche partire da un gradino che non sempre è trampolino di lancio soprattutto quando si vuole portare innovazione.

 

2) Le relazioni familiari

Diciamocelo, le relazioni coi soci non sono sempre rose e fiori se si è parenti poi, la questione diventa molto più complessa. Come ogni relazione, anche quella tra soci può finire in discussioni, divergenze di vedute, liti e così via; se già con un socio non parente, gestirle non è una passeggiata, quando si tratta di legami familiari parte una sorta di "pazienza aggiuntiva" che fa mandare giù il rospo oppure, per paura di rovinare il rapporto personale, si va avanti in una sorta di compromesso-malcontento generalizzato perchè si pensa che il rapporto professionale inevitabilmente andrà a ledere quello personale.

 

3) Gli occhi degli altri

sono spesso su di noi con un tono da "Sarà bravo/a come suo padre/madre/nonno?".

Quando ci si trova a prendere le redini di un'azienda florida, questa è la domanda che si fanno in molti. Nella storia delle aziende italiane, ci sono casi di seconde generazioni che hanno creato disastri e anche se sono decisamente meno rispetto ai casi di successo, sembra che questo dubbio strisci inesorabile.

Questo implica una sorta di ansia da prestazione che a volte può diventare insopportabile e ancora, il nuovo imprenditore si trova bloccato dallo sviluppare una sua personale leadership perchè ha "passato di successo" che pesa.

 

4) Le battaglie personali

Molti di noi hanno qualcosa di sospeso e "non risolto" con i propri genitori, si tratta di un normale percorso evolutivo dell'essere umano. Quando si tratta del fare impresa può però assumere forme che rendono emotivamente pesante mantenere il proprio ruolo di imprenditore.

Quando siamo nei nostri Mastermind dal vivo, facciamo lavorare gli imprenditori sulla loro identità e spesso chi ha un'azienda di famiglia si rende conto che una parte di sè lavora per essere l'opposto del proprio predecessore o la sua migliore copia perdendo così una parte della propria libertà e del proprio potenziale.

In altri casi invece, si vuole semplicemente dimostrare che l'altro era sbagliato e questo succede quando tra le due generazioni ci sono forti conflitti.

Lo stesso vale per i rapporti con i fratelli o cugini con i quali magari c'è qualcosa di irrisolto nel passato personale che gioca un ruolo ancora importante nei rapporti di azienda.

 

Come se ne esce?

 

Il primo passo è quello di avere consapevolezza delle dinamiche che si innescano in azienda e che hanno una matrice familiare-personale e non di business.

Una domanda che spesso faccio ai miei coachee è: se quella persona non fosse tuo fratello/padre/cugino/sorella/mariot/moglie ti comporteresti nello stesso modo?

 

E' importante poi capire quale è l'emozione dietro il comportamento che teniamo.

Paura di ferire? Paura di non sembrare adeguato? Paura di rovinare il rapporto di parentela (quindi un pranzo di Natale con i coltelli)?

 

Le relazioni umane non sono semplici, perchè l'essere umano è complesso e quando si tratta di relazioni familiari la faccenda si complica. E' vero anche che ci sono tanti casi di connubbi idilliaci all'interno della famiglia e l'azienda viene guidata in piena armonia in una direzione comune.

Nella nostra community tanti leaders hanno aziende familiari e quello che vediamo è che le dinamiche sono le stesse così come lo sono i successi nel momento in cui portano chiarezza e consapevolezza.

 

Per fare questo, i passaggi sono:

  • Avere chiara la visione aziendale perchè a quella che tutti devono essere allineati e quindi se si manda giù qualche boccone amaro è perchè quello che si vuole creare insieme è più grande dei dissidi personali
  • Ognuno deve sentire di voler stare in azienda e assumersi la responsabilità di intraprendere quel cammino
  • Definire i valori aziendali e i comportamenti ai quali tutti si devono attenere (incluso l'imprenditore)
  • Definire i ruoli aziendali in base alle competenze
  • Guardarsi dentro e capire cosa a livello di relazione personale non è stato integrato (conflitti, aspettative, dinamiche fratello maggiore/minore e così via)
  • Portare in azienda momenti regolari di confronto

Tutto questo funziona se si sviluppa una buona consapevolezza di sè.

Essere se stessi e sviluppare consapevolezza è il modo migliore per uscire dalle dinamiche familiari

Cosa vuol dire per me essere imprenditore?
Cosa voglio realizzare attraverso il mio fare impresa?

Quale modello del passato sto replicando magari inconsciamente?

Quali penso sia le aspettative degli altri su di me?

 

Resta un ultimo punto che è essenziale: la Fiducia.

Durante una coaching con due dei nostri leaders che sono fratello e sorella e guidano insieme un'azienda con 40anni si storia, ho chiesto loro: Quanto vi fidate uno dell'altro come persone?

 

Si sono guardati negli occhi e hanno risposto entrambi: un sacco.

 

Da questa risposta è partito tutto il percorso attraverso i punti sopra che li ha portati adesso ad avere una migliore relazione tra di loro, dei ruoli chiari a capo dell'azienda e una migliore relazione con il team.

 

Tutto questo esiste, è solo che chiusi nella nostra storia personale ci perdiamo la possiabilità di vedere una realtà diversa. Per questo credo nell'importanza della community e della condivisione.

 

Siamo tutti diversi ma è vero che quello che viviamo, lo sta sicuramente vivendo qualcun altro e il solo saperlo apre la mente e il cuore alle possibilità.

 

#Authenticleader